L’Energia sviluppata attraverso l’YI QUAN premessa per il corretto TAIJI

 

Non vi è movimento del taijiquan senza il coinvolgimento del qi dell’ Yi Quan; tale energia fuoriesce dai reni diffondendosi in tutto il corpo. Il qi si propaga in ogni cellula penetrando ogni nervo ed ogni organo, migliorando la circolazione del sangue, il sistema digestivo, ed il metabolismo nel suo complesso.
La forte tradizione mantenuta in questo stile recente ha permesso alla pratica dell’Yi Quan di far giungere sino a noi i principi comuni a tutte le Arti Marziali del passato in una forma molto più comprensibile e moderna, scevra delle ripetizioni e preclusioni generate dalla pratica delle forme, affinché ci riappropriamo oggi dell’essenza del taijiquan; in una società che si è trasformata radicalmente e nella quale i ritmi ed i tempi a disposizione sono sempre più serrati e la nostra mente sempre più distratta ed incapace di concentrarsi creando il giusto vuoto e distacco emozionale dalle azioni che compiono gli altri nei nostri riguardi, per permettere al qi di riaffiorare e di scorrere liberamente nel corpo.

Generalmente coloro che studiano il taijiquan ritengono che la ripetizione delle sole forme sia sufficiente per assimilare i principi interni alla disciplina, senza averli prima sperimentati entro tecniche separate.
 Questo atteggiamento, oltre a rendere più difficile la comprensione di questa antica arte, determina un rallentamento nei processi di apprendimento.

Per migliorare il proprio livello è inevitabile rivisitare le tecniche separandole tra loro in modo da poterne cogliere il più piccolo aspetto.

Se l’obiettivo è quello di conseguire la forza delle arti marziali interne gli “esercizi da fermo” dell’Yi Quan rappresentano una vera e propria scorciatoia per raggiungere la meta.
 Lo sviluppo energetico interno alla pratica del taijiquan può essere raggiunto con maggiore facilità se si adottano gli esercizi dell’Yi Quan come metodo di base del proprio studio. Essi sono essenziali sia per l’aspetto salutare che per quello marziale e conducono all’unificazione del corpo e dell’energia che lo attraversa con il dantian rinforzando ogni singola parte fisica.
 Tra le funzioni della pratica taiji, fondamentale è lo sviluppo dell’energia mediante l’Yi Quan per rendere il corpo forte e fluido.

I vantaggi derivanti dall’allenamento secondo il sistema dell’Yi Quan sono molteplici, in primo luogo essi costituiscono i movimenti essenziali interni alle forme e rappresentano un sostegno effettivo nella ricerca e nello sviluppo della forza interna. 
La loro naturalezza, spontaneità e ripetizione, accompagna inoltre l’individuo nell’acquisizione del rilassamento e nella sensibilizzazione del corpo e delle sue dinamiche.
 Sperimentare i principi del taijiquan attraverso i movimenti essenziali, condensati e semplificati presenti negli esercizi base dell’Yi Quan, riduce i tempi di comprensione e facilita lo studente nell’accrescimento della propria conoscenza del metodo.

La pratica dell’energia mediante l’Yi Quan è semplice e complessa al tempo stesso, poiché è connaturata nell’uomo stesso ma ne abbiamo perso completamente il ricordo.
 La forza interna prodotta dagli esercizi dell’Yi Quan è il frutto di un lavoro sottile ed equilibrato in cui l’energia mentale guida e controlla il movimento sviluppando energia interna e forza fisica.
 Nell’esecuzione di tali esercizi si può, ad esempio, paragonare la spirale interna del movimento all’azione di un asciugamano quando viene ritorto per spremere fuori l’acqua, allo stesso modo è come se il corpo torcesse se stesso per sviluppare e rilasciare energia dal proprio centro e dalle rachidi spinali oppure immagazzinarvela per la terza età. Ciò dipenderà in particolare dal tipo di respirazione che adotterò: se espirerò in “apertura” od in “chiusura” dell’esercizio che sto eseguendo.

Le zone e i punti di maggior coinvolgimento nell’attività dell’Yi Quan sono il dantian ed il migmen: la zona della cintura e della schiena, delle spalle, delle braccia, delle mani, e, parallelamente, delle anche, delle ginocchia e dei piedi; come fosse il movimento un’ irradiazione ed una contrazione del qi che parte e ritorna nella sua origine: il “qihai” (oceano del soffio) posto sotto al dantian (tre dita sotto l’ombelico). 
Nello sviluppo della pratica l’interazione delle parti fisiche descritte segue un processo perfettamente coordinato.
 Nella parte superiore del corpo la spirale della cintura crea la spirale delle spalle, dei gomiti e dei polsi, mentre, in quella inferiore, crea la spirale delle anche, delle ginocchia e delle caviglie. 
Inizialmente la spina dorsale dovrà esser tenuta rigorosamente perpendicolare al terreno, “rettificando” lombare e cervicale; successivamente si potrà flettere e torcere: torace ed anche, mantenendo come unico “fulcro” del movimento il dantian appunto.

Nella maggioranza dei casi gli assi che intersecano il dantian, nell’applicazione dei principi esposti, sono appartenenti a due coni opposti al vertice passanti per il suddetto centro del moto che avrà, via via che si progredisce nella pratica diametro sempre più piccolo. Tuttavia ciò che è fondamentale è la connessione delle varie parti fisiche cosicché nel momento in cui una parte si muove l’intero corpo si muova e tutti i moti relativi dei vari segmenti corporei si controbilancino all’interno del corpo lasciando il baricentro (dantian) in quiete.
 La meccanica di tale pratica coinvolge l’utilizzo della postura, del respiro, del movimento coordinato, della mente vuota d’intenzionalità (neutra) della consapevolezza della cintura focalizzando l’attenzione al “respiro” del dantian e del qi .
Non è facile separare, nello sviluppo dell’azione, e differenziare le due polarità Yin e Yang costantemente, restandone consapevoli e non interferendo con la mente nella spontaneità e naturalezza del gesto, durante tutta l’esecuzione dello stesso, poiché altrimenti, se la mente si mettesse in moto anch’essa, renderebbe prevedibili (“visibili”all’occhio dell’esperto) le reazioni successive rendendoci così vulnerabili.

Tutto ciò deve avvenire in assenza di sforzo muscolare; se si dovesse determinare una contrazione repentina il flusso armonico dell’energia e quindi della vera forza elastica esplosiva (presente nel FahJin) risulterebbe bloccato. 
Nel momento in cui la più piccola parte del corpo si sta muovendo, tutto l’intero corpo si deve muovere armonicamente, lasciando connessa ognuna di queste parti direttamente con il dantian: per questo è importante che tutto il corpo ed esso rimangano rilassati.

La pratica Yi Quan
Per praticarlo correttamente bisogna prima comprenderne i principi; all’inizio nessuno si muove correttamente ed è solo attraverso la comprensione che gradualmente possiamo migliorare la qualità del movimento.
Un errore comune, tra coloro che praticano il TaiJi, ad esempio, è quello di enfatizzare i movimenti attraverso dinamiche spesso eccessive. 
I movimenti eccessivi conducono alla separazione delle varie parti del corpo e questo non è corretto, come pure non è corretto eseguire una grande quantità di evoluzioni se non vi corrisponde l’effettiva capacità di mantenere il controllo energetico interno. Tuttavia l’ampiezza dei movimenti è necessaria, all’inizio del percorso di studio, per individuare le “traiettorie ideali” dei segmenti corporei, prima d’ ”interiorizzare” i singoli movimenti e le “figure” nel loro insieme affinché scorrano fluide e continue come l’acqua di un fiume nel suo corso ormai maturo. 
Un buon praticante deve raggiungere, attraverso la pratica e le ripercussioni che quest’ultima implica sul piano fisico e del proprio carattere, un senso di profonda umiltà. Senza quest’ultimo, che si raggiunge solo attraverso una pratica intelligente e costante per decenni, sarà impossibile per chiunque percorrere quella “Via” millenaria: che affonda sì le sue “radici” in una pratica prettamente fisica, ma protende i suoi “rami” alti nel cielo fino a ricongiungersi al “Tao originario” dal quale tutto ciò che esiste è stato generato ed al quale comunque ritorneremo.

la pace interiore

L’imperatore Yongzheng siede a terra accanto ad una cascata

Coloro che non arriveranno a possedere questa qualità del loro cuore retto (puro) non potranno invece fare progressi: più essi praticheranno più usciranno dal corretto sentiero senza mai raggiungere lo scopo della loro pratica.
Quindi: bisogna innanzitutto ricordare che il taijiquan è una scienza e al tempo stesso un’arte che si sviluppa attraverso il proprio percorso personale: tu dovrai guardare dentro di te per conoscere dapprima la struttura del tuo corpo, la forza ed il livello del tuo movimento, successivamente il tuo carattere, i tuoi pensieri e le tue azioni in relazione agli altri. Solamente allora sarai in grado di determinare la misura della tua posizione, quanto basso puoi stare e quale postura è più corretta per te ma soprattutto, per quanto tu faccia o sperimenti: la tua inadeguatezza al mondo che cambia e la tua necessità di non combatterlo in te stesso e negli altri ma comprenderne le leggi profonde ed armonizzare le tue piccole azioni quotidiane in quella direzione in perenne mutamento come l’I King c’insegna circa il Tao.
Gli esercizi Yi Quan hanno quindi, a livello fisico, come primo obiettivo: l’apertura dei meridiani affinché il flusso energetico possa circolare liberamente.
Se si vuole che ciò avvenga è importante realizzare che il movimento non deve essere forzato in alcun modo. 
Un secondo obiettivo è finalizzato alla capacità di muovere il corpo come un insieme inscindibile, permettendo all’energia di poter essere utilizzata efficacemente durante i fahjin.
Un terzo obiettivo è lo sviluppo del cambiamento interno, ciò consente di cambiare velocemente la posizione e non essere colpiti nel proprio centro quando si è spinti o attaccati da un avversario. Se si è in grado di poter cambiare significa che il qi non è bloccato e l’equilibrio Yin/ Yang non viene perduto ma armonizzato in tempo reale (assorbito, trasformato ed utilizzato) che, a differenza dello Yoga ad esempio, potrebbe andar perduto nel momento che torniamo nel “mondo” come unico luogo ove possiamo sperimentarne la sua efficacia. Se il qi è bloccato e la schiena ed il dantian sono troppo tesi potremo pure mantenere una posizione per lungo tempo pensando di aver raggiunto l’armonia, ma ciò è solo apparenza poiché al minimo movimento o spinta esterna la perderemo sentendoci goffi e maldestri in ciascun tentativo di trovare una soluzione artificiosa “di testa” alla situazione imprevista che incontriamo.

La pratica dell’ Yi Quan quindi prevede una serie di esercizi, mai totalmente fermi, il cui scopo è quello di acquisire ed interiorizzare i principi che poi verranno applicati nelle forme del taijiquan (ad esempio il non coinvolgimento emotivo difronte al “fatto che accade” – come non ci appartenesse più – avendo dunque la serenità per fronteggiarlo qualunque esso sia) riducendo, semplificando e scomponendo il gesto in tecniche di facile esecuzione che liberano la mente dalla sua pressione quotidiana, verso la comprensione intuitiva della totalità del movimento nel suo insieme anziché fissarla su di una sua parte.
Le sequenze del TaiJi, poi, potranno differire tra loro, ma tutte seguiranno gli stessi principi interni. Alcuni esercizi dell’ Yi Quan sono finalizzati allo sviluppo del corpo, altri invece evidenziano traiettorie e rotazioni articolate su piani orizzontali, verticali e diagonali. La loro esecuzione avviene attraverso spirali naturali (concordi) o contrarie (discordi) ma nello stesso tempo complementari, che controbilanciano internamente i principi dello yin e dello yang. Dai più semplici ad i più complessi: tutti comunque perfettamente simmetrici rispetto al piano sagittale o rispetto all’origine. 
Durante l’esecuzione l’apparato muscolare viene attivato in modo rilassato ed integrato coinvolgendo l’intera struttura del corpo. Le sequenze sviluppano la capacità di conseguire il bilanciamento ed il rilassamento attraverso un dinamismo che coinvolge la colonna vertebrale, le giunture, i muscoli, i tendini in un rapporto in cui la connessione mente-corpo-respiro avviene in modo consapevole, naturale e coordinata.

La pratica dell’ Yi Quan si svolge attraverso la comprensione delle dinamiche corporee evitando l’utilizzo della sola forza muscolare: precede ed accompagna lo studio del taijiquan ma il suo sviluppo ne è indipendente.
Sia nelle forme del taijiquan che negli esercizi dell’Yi Quan, il movimento è regolato dagli stessi parametri: apertura e chiusura; salita e discesa; avanzata e arretrata; pieno e vuoto alternandolo su destra e sinistra il peso corporeo secondo: punto, retta, cerchio, spirale e sfera “TaiJi tu” per poi tornare al punto della meditazione da cui “il Tutto” ha avuto origine (il Tao).

Indicazioni per la pratica:

- i movimenti del corpo seguono la spirale interna e un andamento circolare nella parte più esterna;
- tutti i movimenti devono essere eseguiti lentamente, dolcemente, con continuità ed in modo consapevole;
- ogni movimento ha origine nell’area del dantian e del migmen ed utilizza una compressione-espansione delle gambe e delle anche in modo da ottimizzare la stabilità ed il radicamento al suolo;
- nel movimento vengono utilizzati tutti i gruppi muscolari e le articolazioni contemporaneamente in modo coordinato e sincronizzato, utilizzando sequenze con andamento a spirale come nel moto di un serpente;
- i movimenti di chiusura seguono la contrazione dall’esterno verso l’interno e quelli di apertura o espansione, quella dall’interno verso l’esterno;
- la naturalezza dei movimenti è accompagnata dall’osservazione della mente attraverso una dinamica in cui la mente genera l’intenzione, l’intenzione guida l’energia (qi) e l’energia muove l’apparato muscolare e tendineo;
-il movimento stesso parte dalle radici profonde poste molto al di sotto delle nostre piante dei piedi, e si sviluppa “ancorando” l’estensione della nostra cervicale in un punto (più alto possibile) nel cielo che crei: internamente la sensazione di una corda di un contrabbasso (spina dorsale) che vibri tesa tra cielo e terra generando spirali ascendenti e discendenti sincronizzate al respiro ed all’entrata/ uscita della forza dal corpo; ed esternamente un campo d’induzione magnetica che risucchi l’avversario o lo respinga col nostro utilizzo consapevole dell’intenzione per sincronizzarci con quella sua prima che avvenga il contatto vero e proprio.
- la capacità di far seguire il movimento attraverso il cambiamento interno è fondamentale per trasferire la forza dalle radici e dal centro verso la parte alta e più esterna e di là fuori attraverso le dita fino all’universo intero.

Dunque da questi pochi spunti di riflessione capiamo bene che qui non si tratta di imparare due–quattro movimenti o tecniche per sbattere per terra un avversario ma stiamo alla ricerca dell’essenza di noi stessi per orientarci costantemente in una vita che cambia senza soccombere: emozionalmente o psichicamente nel confronto con il mondo per non aver trovato “il senso” profondo nascosto dietro a tutto quest’immenso palcoscenico che chiamiamo realtà.

M.C.